I giapponesi la chiamano “Shikata ga nai”, l’arte del lasciare andare. Una abilità presente in ogni essere umano che, se non praticata, causa malessere e sofferenza. Non si tratta di arrendersi alle difficoltà e a ciò che non va come vorremmo ma di allinearsi alla vita che scorre. Quello che ci insegna questa espressione è che non serve crogiolarsi nel dolore e nel vittimismo ma è importante rimboccarsi le maniche per cambiare atteggiamento. Si tratta di attivare una flessibilità emotiva in grado di affrontare le difficoltà con grinta e non con sconfitta. Il passato non si può cambiare ma possiamo stare nel presente con ciò che c’è e camminare fiduciosi verso ciò che la vita ci offre. Tutto si muove, tutto cambia.
La vita è un fluire ma molto spesso opponiamo resistenza. Per paura, per l’ignoto, per scaramanzia. Tutto scorre e affidarsi a questo flusso spesso è difficile. Vorremmo restare aggrappati al noto piuttosto che avventurarci nell’ignoto. Vorremmo avere le solite certezze, ancorarci alle nostre abitudini, costruire una pace semplice dentro e fuori di noi. Ma il caos della vita è grande e tutto fluisce inesorabilmente. La mente mente e attiviamo, anche con il corpo, meccanismi di difesa per proteggerci. Ma tutto questo trattenere è causa di malessere. È restare intrappolati e fermi su qualcosa che non smuove. La verità è che tutto è destinato a lasciare andare anche ciò o chi amiamo maggiormente. Spesso associamo il malessere all’esterno ma in realtà parte da dentro di noi. Facilmente restiamo aggrappati ai rancori o ai sogni e alle illusioni. E nel frattempo la vita scorre. Passano i giorni, i mesi, gli anni e tante cose che vorremmo non si realizzano. Così come la nostra consapevolezza che spesso non evolve.
Siamo molto bravi anche ad affezionarci alla paura e siamo spaventati dal vuoto che il lasciare andare crea. Ma in realtà nulla ci appartiene. Case, auto, oggetti, soldi. Tutto va e viene. Lasciare andare è fondamentalmente un atto di fiducia e occorre imparare a non avere paura. Occorre praticare il coraggio di accettare l’ignoto. Spesso rimaniamo imprigionati nelle nostre gabbie mentali e difficilmente ce ne rendiamo conto. È importante cambiare prospettiva, vedere le cose da un’altra angolazione. È solo quando ci arrendiamo che viviamo pienamente. Tutti noi siamo dominati dal controllo che è il nemico numero uno del lasciare andare. Nel suo libro edito da Mondadori, Daniel Lumera ci ricorda che esiste una grande differenza tra lasciare andare, rinunciare e smettere di lottare. Durante il nostro viaggio è importante chiederci se la battaglia che stiamo vivendo ci sta arricchendo o ci sta svuotando, se ciò che molliamo è per saggezza o per paura, se il cuore è in pace con le scelte che stiamo facendo e se questa lotta riguarda noi stessi o ha impatti maggiori. Il controllo genera squilibri con sintomi come mal di testa, dolori gastrointestinali, tensioni e dolori vari, disturbi del sonno, rabbia, squilibri dell’umore e tanto altro. Tra le cause della nostra sofferenza legate a questa tematica ci sono proprio il controllo, il giudizio e la forzatura.
Lasciare andare non è un atto di debolezza, ma è una presa di consapevolezza saggia e morale, significa lasciare spazio al nuovo e liberarsi dal passato. È una accettazione. Anche una presa di responsabilità. Per molte persone lasciare andare significa perdere. E questa perdita ci spaventa, a volte crea vuoti, altre volte crea sofferenza. Ma la natura umana è programmata per lasciar fluire, al cambiamento. Non c’è mai nulla uguale a ciò che è stato. Proprio questo tema ci aiuta a comprendere che dobbiamo imparare a lasciare spazio al nuovo. È difficile proprio perché restiamo ancorati al passato e a ciò che per noi è sicuro. L’arte del lasciare andare implica diversi aspetti: il corpo, la mente, le emozioni, i pensieri, il sistema nervoso ma anche il sociale.
L’autore ci spiega quali sono i neuromodulatori coinvolti nei meccanismi del lasciare andare: dopamina, cortisolo e serotonina. Il nostro cervello non è una struttura rigida ma molto cangiante. Occorre allenare il muscolo cerebrale. Ogni volta che scegliamo di non stare o aggrapparci ad un pensiero proviamo ad osservarlo modificando così i circuiti neuronali evitando la ruminazione. Ascoltiamo le emozioni invece di evitarle, liberiamo sbadigli, piangiamo, sudiamo. Tutti i liquidi sono associati all’arte del lasciare andare. Infine un tema legato al lasciare andare che ci permette di vivere meglio è il perdono. Lumera, fondatore di una scuola del perdono, professa questa pratica da moltissimi anni diffondendola anche nelle carceri e negli ospedali. Il perdono, dice, “è una vera e propria rivoluzione interiore”. Possiamo imparare a trasformare il dolore in crescita. E perdonare è un toccasana sia per le mente che per il corpo.
Tra pratiche di meditazione e respirazione accessibili a tutti, riflessioni, esperienze, storie e considerazioni maturate nella sua vita Lumera ci offre un quadro completo di un’arte che tutti dovremmo praticare ogni giorno consapevolmente.
“Dio, non ho più niente.”
“Una voce mi rispose: ora hai lo spazio per tutto ciò che arriverà”.
Daniel Lumera