L’IA pervade ogni giorno di più la nostra vita ma come trovare il giusto equilibrio tra comfort e tutela della salute?
L’intelligenza artificiale (IA) sta prendendo piede in modo determinante nella nostra vita: dal mondo del lavoro alla scuola, dalla vita domestica allo sport e naturalmente anche i settori salute e benessere sono pervasi da strumenti, app, chatbot e tecnologie che “accorciano” i tempi.
Se questo predominio nasce da una esigenza di facilitare il lavoro umano riducendo il più possibile il tempo nella società del “tutto e subito” è vero, anche, che sostiene ogni essere umano nella gestione della quotidianità. Le giornate sono spesso faticose, piene di impegni, una corsa continua al fare e al concludere la lunga lista di cose da eseguire. Non c’è tempo per altro e anche programmare una pausa diventa quasi impossibile. È importante in questo momento storico rimanere saldi e consapevoli della trasformazione globale che sta avvenendo. Soprattutto cercare un equilibrio tra salute e comfort. Se da un lato, infatti, l’AI ci facilita la vita riducendo tempo e fatica, dall’altro, ci “disumanizza” e ci causa stress. È importante tutelarsi, prendere le distanze e, allo stesso tempo, facilitarsi con i giusti strumenti, percependo il limite tra la comodità e il nostro stato di salute.
Ecco che, con questa grande trasformazione, i futuri professionisti della salute dovranno possedere competenze cliniche e tecnologiche, agendo “in linea con l’etica della cura” e una “digital literacy” che comprenda le implicazioni socio-culturali ed etiche dell’innovazione tecnologica, ma l’elemento umano resta insostituibile. Mentre il progresso tecnologico ridefinisce la nostra esistenza, è fondamentale rallentare, coltivare la consapevolezza e riaffermare l’insostituibile valore dell’umanità, per navigare in un futuro complesso con discernimento.
I social ci hanno ampiamente dimostrato, in questi anni, come sia fondamentale avere padronanza degli strumenti per non farsi travolgere. Il loro utilizzo eccessivo ha portato a conseguenze molto negative per la salute umana. Lo stesso potrebbe avvenire con l’IA, se non prestiamo attenzione a come utilizzarla a nostro favore. Gli addetti ai lavori definiscono, giorno dopo giorno, le linee guida di questo strumento così potente, ma siamo noi i fruitori e occorre consapevolizzarsi sempre più per non eccedere in questa diffusione così repentina.
L’IA sta trasformando il settore sanitario con numerosi ospedali che la utilizzano per migliorare l’assistenza ai pazienti, ottimizzare le operazioni e migliorare i risultati. L’AI offre applicazioni in diverse aree, come diagnosi, triage, analisi di immagini mediche, gestione dei dati e sviluppo di farmaci. Ha, dunque, un grande potenziale per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria negli ospedali, ma occorre affrontare le sfide associate all’utilizzo dell’AI, come il costo di implementazione, la formazione del personale, la protezione dei dati e la definizione delle responsabilità.
I vantaggi dell’utilizzo dell’AI in ospedale:
-miglioramento della precisione e della velocità della diagnosi;
-riduzione dei tempi di attesa;
-personalizzazione del trattamento;
-riduzione del carico di lavoro del personale medico.
Alcune app della salute:
-Google Fit: monitora parametri corporei come calorie, chilometri percorsi, sonno, peso e attività fisica.
-Salute: app preinstallata su dispositivi Apple per raccogliere e tenere sotto controllo informazioni sanitarie e di fitness, integrando dati da smartwatch e fitness tracker.
-Lifesum: aiuta a mangiare sano e perdere peso con programmi nutrizionali personalizzati tramite abbonamento.
-Clue: per monitorare il calendario mestruale e offrire suggerimenti personalizzati per mestruazioni, concepimento, gravidanza o menopausa.
-Mamma in Salute: app gratuita del Ministero della Salute per le neo-mamme, con diario della gravidanza e informazioni affidabili.
-Mindspa: app gratuita per aiutare a comprendere le proprie emozioni tramite questionari e contenuti.
-Ginnastica oculare: propone esercizi per aumentare la mobilità dell’occhio e rendere più elastica la muscolatura intorno ai bulbi oculari.