La nuova Manovra di Bilancio varata dal Consiglio dei Ministri di questi giorni mette al centro della propria narrazione il sostegno economico diretto ai cittadini più anziani, introducendo un voucher sanitario dedicato da 300 euro all’anno.
Si tratta di un contributo pensato specificamente per la popolazione over 75 con un reddito pensionistico non superiore a 28.000 euro annui. L’obiettivo dichiarato è alleggerire il peso di tutte quelle spese mediche essenziali ma spesso non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, le cosiddette spese out-of-pocket, come l’acquisto di protesi, le cure odontoiatriche o determinati presidi assistenziali. Una platea potenziale di ben 5,5 milioni di italiani potrebbe beneficiare di questa misura, per la quale sono stati previsti 1,6 miliardi di euro di copertura dedicati.
Questo intervento di impatto sociale si inserisce all’interno di un pacchetto complessivo di 5 miliardi di euro destinati alla salute pubblica, che porta il Fondo Sanitario Nazionale a toccare quota 146,3 miliardi di euro, segnando un incremento netto di 3,4 miliardi rispetto all’anno precedente.
Oltre al sostegno economico alla popolazione senior, la manovra tocca diversi nodi nevralgici della macchina sanitaria. Per far fronte alla carenza strutturale di personale e ai ritmi di lavoro estenuanti che affliggono la rete dell’emergenza-urgenza, una parte rilevante dei finanziamenti viene destinata ad aumentare le indennità di stipendio per medici e operatori dei Pronto Soccorso. In quest’ottica di valorizzazione dei lavoratori della sanità, viene anche confermata e stabilizzata la tassazione agevolata IRPEF al 5% sulle ore di straordinario effettuate dai dipendenti del settore.
Un altro pilastro fondamentale riguarda la riorganizzazione dell’assistenza sul territorio. I nuovi fondi puntano a dare concreta operatività alle Case della Comunità introdotte con il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) definendo nuovi standard assistenziali e favorendo la presenza integrata dei medici di medicina generale e degli specialisti ambulatoriali. Parallelamente, si rinnova l’impegno verso la cura delle malattie neurodegenerative tramite il rifinanziamento del fondo speciale per l’Alzheimer e le demenze, a supporto diretto dei pazienti e dei loro nuclei familiari.
Per quanto riguarda il sistema ospedaliero e la filiera industriale del farmaco, la norma interviene aggiornando i tariffari per le prestazioni destinate ai pazienti acuti. Viene, inoltre, rivista la disciplina della spesa farmaceutica e dei meccanismi di payback, introducendo forme di incentivazione e alleggerimento per le imprese produttive che scelgono di investire direttamente in ricerca e sviluppo all’interno del territorio nazionale.
Nel panorama della sanità di prossimità e della prevenzione, la misura solleva interrogativi stimolanti sull’integrazione tra strutture ospedaliere e presidi territoriali, sulla sostenibilità reale delle spese sanitarie private per le persone fragili e sulle risposte che il sistema saprà dare al fabbisogno d’organico nelle strutture locali.
“La cura della salute pubblica – ha dichiarato l’assessore alla sanità del Comune di Siena, dottor Giuseppe Giordano – richiede sempre maggiore attenzione per la crescita dei bisogni dovuti sia all’invecchiamento della popolazione sia all’emersione di nuove povertà. Le misure varate dalla recente manovra del Consiglio dei Ministri vanno in questa direzione anche se un aspetto fondamentale è e sarà sempre quello di coniugare i nuovi bisogni alle esigenze di bilancio. Se vogliamo avere un approccio serio all’assitenza socio-sanitaria, dobbiamo sempre tener conto del fatto che le risorse sono per loro natura sempre limitate, per cui bisogna coniugare i nuovi investimenti alla revisione dei modelli organizzativi e farli funzionare davvero. É quanto, ad esempio, ci aspettiamo dalle Case di Comunità ed in generale dalle novita introdotte dal decreto ministeriale del 2023: non nuove scatole vuote, ma percorsi concreti e multifunzionali di assistenza di prossimità e nel territorio. Anche sotto questo aspetto c’è ancora molto da fare e, soprattutto, diffondere la consapevolezza che la continuità delle cure (quella di cui ciascuno di noi ha maggiormente bisogno nel corso della nostra vita) risiede nelle strutture territoriali e non solo negli ospedali che sono, invece, destinati al trattamento delle patologie più gravi.”