Oltre 70 milioni di persone nel mondo convivono quotidianamente con l’epilessia. Eppure, nonostante la diffusione globale, questa patologia neurologica resta ancora oggi intrappolata in una rete di pregiudizi, disinformazione e stigma sociale. Per rompere questo silenzio, lunedì 9 febbraio si celebra la Giornata Internazionale per l’Epilessia, un appuntamento mondiale che vede l’azienda ospedaliero-universitaria senese protagonista attiva con un’importante iniziativa di sensibilizzazione.
Dalle ore 15 alle 17, l’Aou Senese organizzerà un punto di ascolto dedicato a pazienti, familiari e cittadini interessati. L’obiettivo è fornire risposte chiare, supporto informativo e orientamento su una malattia che richiede non solo cure mediche d’avanguardia, ma anche una profonda comprensione umana e sociale. All’iniziativa parteciperà un team multidisciplinare d’eccellenza del Centro per l’Epilessia e Medicina del Sonno, afferente alla Neurologia diretta dal professor Nicola De Stefano. I cittadini avranno l’opportunità di confrontarsi direttamente con i medici Giampaolo Vatti, Sabina Bartalini e Bruno Damiano, affiancati dalla neuropsicologa Barbara Pucci della UOSA Psicologia, diretta dal professor Andrea Pozza.
Per facilitare la partecipazione, l’azienda ha predisposto un doppio canale di accesso. Gli interessati potranno recarsi di persona presso l’ambulatorio 17 della Libera Professione, situato al lotto 1 (piano 0) del complesso ospedaliero, oppure usufruire del consulto telefonico chiamando il numero 0577 586017.
La giornata, che gode del prestigioso patrocinio della International League Against Epilepsy (ILAE), della Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE) e della Fondazione LICE, nasce con l’intento di educare l’opinione pubblica sui reali aspetti della malattia.
Il focus dell’evento resta l’impellente necessità di migliorare i trattamenti e l’assistenza, sottolineando al contempo l’importanza cruciale di incrementare gli investimenti nella ricerca scientifica. Informare correttamente significa, prima di tutto, restituire dignità ai pazienti, liberandoli dal peso di una discriminazione che troppo spesso aggrava il quadro clinico della patologia.