L’estate sta finendo e lascia con sé tante riflessioni: dal cambiamento climatico alle fragilità relazionali, dalla eco ansia alla violenza tra i più giovani, ma ci riporta anche ad un tema salute che ha visto questi ultimi 3 mesi davvero intensi e difficili. Stiamo parlando della forte impennata di accessi al pronto soccorso e di ricoveri che ha costituito un incremento compreso tra il 10% e il 15% delle consultazioni e dei ricoveri nei Reparti di Psichiatria (SPDC) e nei servizi d’urgenza in tutto il territorio italiano. Mentre, in ambito più vicino a noi, i dati dell’Agenzia Regionale di Sanità (ARS Toscana) e le rilevazioni delle ASL mostrano come la pressione della stagione calda si rifletta direttamente sui presidi d’emergenza. Nel territorio senese, il punto d’attacco delle urgenze è rappresentato dal Pronto Soccorso del Policlinico Santa Maria alle Scotte, affiancato dai presidi di Campostaggia e Nottola dell’USL Toscana Sud Est. In tutti i presidi della regione, i mesi estivi evidenziano una saturazione dei posti letto di Psichiatria (SPDC) e un incremento dei consulti in emergenza, provocati in gran parte dal fenomeno dell’isolamento sociale estivo, dagli scompensi del tono dell’umore per il caldo e dal consumo d’alcol e sostanze legato alla stagionalità.
È forte l’esplosione del disagio giovanile e minorile i cui dati ARS mostrano come, in un anno tra la popolazione 0-19 anni, i ricoveri con diagnosi o cause psichiatriche sono quasi raddoppiati, passando da 37,5 ricoveri ogni 10.000 abitanti (2016) a 73,4 ogni 10.000 abitanti.
Studi pubblicati su Nature Health e ripresi dalle società scientifiche confermano soprattutto un legame diretto tra l’aumento sistematico delle temperature oltre i 30-35 °C e il picco di scompenso emotivo, aggressività e condotte impulsive e i dati del Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute indicano un costante incremento nell’uso di ansiolitici e psicofarmaci, con oltre il 14% delle dimissioni ospedaliere che rischia una riammissione non programmata a breve termine a causa della fragilità dei supporti estivi.
È importante rafforzare la rete territoriale garantendo continuità assistenziale presso i Servizi di Salute Mentale (CSM) anche durante la pausa estiva, evitando che il Pronto Soccorso rimanga l’unico presidio disponibile. Così come promuovere campagne di informazione sull’importanza di mantenere orari di sonno regolari, evitare l’esposizione al caldo estremo e idratarsi correttamente per preservare la neurochimica cerebrale. Incoraggiare pratiche di ascolto corporeo attivare numeri verdi di ascolto psicologico e gruppi di sostegno sul territorio per i caregiver di pazienti anziani o neurodivergenti sono argomenti ancora poco trattati e diffusi.
Il divario tra la necessità evidente di educazione affettiva e intelligenza emotiva e la loro reale applicazione sistemica nelle scuole e nei contesti educativi è uno dei temi più dibattuti tra pedagogisti, psicologi e sociologi. Non si tratta di una mancanza di consapevolezza scientifica — i benefici dello sviluppo dell’alfabetizzazione emotiva (come il modello SEL – Social and Emotional Learning) sono ampiamente dimostrati —, ma piuttosto dell’impatto di precise barriere strutturali e culturali. Negli ultimi anni non sono mancati progetti o laboratori dedicati alle emozioni, ma la maggior parte di essi viene gestita su base volontaria o tramite interventi spot esterni di poche ore (spesso affidati all’iniziativa di singoli docenti o istituti virtuosi). Il sistema scolastico e formativo tende ancora a privilegiare la trasmissione di nozioni e la prestazione accademica a scapito delle competenze socio-emotive. Gli stessi insegnanti spesso non ricevono durante il loro percorso universitario o nei corsi di aggiornamento una formazione adeguata per gestire la regolazione emotiva propria e delle classi, trovandosi sprovvisti di strumenti di fronte a scompensi o episodi di violenza e sofferenza tra i giovani.
Ogni volta che si affronta il tema dell’educazione affettiva e relazionale nelle scuole, il dibattito pubblico tende a polarizzarsi politicamente e ideologicamente. Il timore delle famiglie di sovrapposizioni con l’educazione morale o di ingerenze nelle scelte educative private genera resistenze istituzionali che frenano le riforme, riducendo spesso le proposte di legge a compromessi poco efficaci.
A questo si aggiunge che, i ritmi della vita contemporanea e l’uso precoce dei dispositivi digitali, tendono ad abituare i giovani all’immediatezza e alla costante esternalizzazione degli stati d’animo (tramite social e messaggistica) anziché all’ascolto interno e alla tolleranza della frustrazione. Senza spazi protetti di condivisione e riflessione guidata, la capacità di nominare e gestire quello che si prova (la cosiddetta lessitimia o difficoltà a dare nome alle emozioni) finisce per impoverirsi. Gli specialisti concordano sul fatto che trattare la salute mentale e la prevenzione della violenza giovanile senza investire nell’intelligenza emotiva sia come tentare di curare l’effetto ignorando la causa. Il vero cambio di passo avverrà solo quando l’educazione al sentire diventerà una priorità di salute pubblica sostenuta da risorse stabili, formazione continua per gli educatori e una forte alleanza tra scuola, famiglie e servizi territoriali.