Le note di Čajkovskij e la grazia dei movimenti coreutici hanno rotto il silenzio dei corridoi ospedalieri, trasformando per un pomeriggio le corsie in un palcoscenico d’eccezione. Ha riscosso unanime successo il secondo appuntamento di “Danza in corsia”, l’iniziativa sperimentale della Compagnia Balletto di Siena presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese. Il progetto, nato da un’idea del Maestro Marco Batti, si pone l’obiettivo di promuovere il welfare dei pazienti in terapia attraverso l’esecuzione di performance di alto livello. Non si tratta di semplice intrattenimento, ma di una missione volta a utilizzare la bellezza della danza per sollevare lo spirito di chi affronta percorsi di cura complessi e dei loro familiari. I protagonisti della giornata sono stati i primi ballerini Chiara Gagliardo e Giuseppe Giacalone. La loro esibizione, un brano tratto dal celebre “Il lago dei cigni”, ha incantato il pubblico presente al terzo piano del primo lotto, coinvolgendo i pazienti di Chirurgia toracica e trapianto di polmone, Malattie dell’apparato respiratorio e Immunoterapia oncologica.
Il momento più toccante della giornata è avvenuto quando l’iniziativa si è spostata all’interno delle camere di degenza. Grazie alla sensibilità degli artisti e dell’organizzazione, anche i pazienti impossibilitati a muoversi dal proprio letto hanno potuto partecipare all’evento, ricevendo un dono di musica e movimento direttamente nella propria stanza.
La risposta è stata unanime: un lungo e caloroso applauso ha salutato i ballerini sia nella sala d’attesa che nei reparti. All’evento hanno partecipato la direttrice amministrativa Maria Silvia Mancini, il direttore del Dipartimento oncologico Michele Maio e la direttrice del Dipartimento di Scienze mediche Elena Bargagli, insieme a tutto il personale delle unità operative coinvolte.
I dirigenti hanno espresso profonda gratitudine al Maestro Batti e ai danzatori per l’entusiasmo e la dedizione con cui propongono la propria arte all’interno dell’ospedale. “Danza in corsia” si conferma così un esempio virtuoso di come la cultura e l’assistenza sanitaria possano dialogare, mettendo il benessere della persona al centro del percorso di cura.