La corsa all’immortalità è un tema ricorrente tra gli scienziati alla ricerca del segreto per allungare la vita. Solo cinquant’anni anni fa l’aspettativa di vita media in Italia era notevolmente inferiore rispetto a oggi: circa 69 anni per gli uomini e 74 anni per le donne. Oggi, invece, si attesta su 81,4 anni per gli uomini e 85,5 anni per le donne. Sulla qualità della vita, le opinioni sono sempre discordanti: da un lato i fautori dell’immortalità a tutti i costi, dall’altro chi vuole vivere poco ma conducendo una “vita spericolata”, ricca di vizi e abitudini malsane. Attualmente l’80% dei costi della sanità è assorbito dalle malattie e dalle disabilità degli anziani che tolgono ad essi l’autonomia creando non pochi disagi su più fronti, soprattutto ai figli che devono accudirli. Portare cambiamenti nei nostri stili di vita è possibile. Per esempio, uno studio giapponese ha dimostrato che chi salta la colazione ha un rischio del 30% superiore di morte cardiovascolare rispetto a chi fa una colazione con riso, pesce o miso per esempio. Dunque, forse è meglio “allargare” la vita di cose belle piuttosto che “allungarla”?
La scienza, in questi ultimi anni, sta compiendo passi da gigante nella lotta contro l’invecchiamento e le malattie degenerative. L’obiettivo non è più solo curare le patologie legate all’età, ma ritardare il processo di invecchiamento stesso, per consentire alle persone di vivere più a lungo e in salute.
Una delle strade più battute è la terapia genica. Gli scienziati stanno studiando come modificare il DNA per correggere i difetti genetici che causano l’invecchiamento. Un’altra tecnologia chiave è la riprogrammazione cellulare, che consiste nel riportare le cellule a uno stato embrionale, per poi farle differenziare nuovamente in tessuti sani. In questo modo si potrebbero sostituire le cellule vecchie e danneggiate con altre nuove e funzionali.
Un ulteriore approccio è la senolisi, che si concentra sull’eliminazione delle cellule senescenti. Queste cellule, che smettono di dividersi ma non muoiono, si accumulano con l’età e rilasciano sostanze infiammatorie che danneggiano i tessuti circostanti. La rimozione selettiva di queste cellule potrebbe rallentare significativamente il processo di invecchiamento.
Infine, la nanotecnologia e la bionica stanno aprendo nuove frontiere, con la creazione di organi artificiali e di robot microscopici in grado di riparare il corpo dall’interno.
Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di fermare il tempo e allungare la vita?
Dal punto di vista scientifico l’allungamento della vita porterebbe a enormi benefici. Innanzitutto, permetterebbe di guadagnare tempo prezioso per combattere malattie oggi incurabili come l’Alzheimer, il cancro e il Parkinson. Una vita più lunga e sana significa più anni di produttività e creatività per l’umanità intera, ma le questioni etiche sono altrettanto importanti. Uno dei principali svantaggi è il rischio di effetti collaterali sconosciuti: l’alterazione del DNA e la riprogrammazione cellulare potrebbero causare tumori o altre malattie imprevedibili.
Non sappiamo ancora quali potrebbero essere le conseguenze a lungo termine dell’allungamento della vita, ma non è certamente da sottovalutare l’aumento della popolazione mondiale che pone nuove sfide in termini di sostenibilità e di distribuzione delle risorse. Secondo la teoria della morte termica dell’universo, l’universo evolverà inevitabilmente verso uno stato di massima entropia dove tutta l’energia sarà distribuita uniformemente e non ci sarà più energia disponibile per compiere lavoro. In questo scenario, le stelle si spegneranno, le galassie si disperderanno e l’universo diventerà un luogo freddo, buio e inerte. È la freccia del tempo che non può tornare indietro, un’inesorabile marcia verso il disordine.
E, se invece, di pensare a come allungare la vita fossimo concentrati su come viverla al meglio e in qualità? In questo ci viene in aiuto uno dei pilastri della salute: l’alimentazione.
Nonostante i professionisti della nutrizione ci dicano come mangiare al meglio, la maggior parte di noi persiste nell’ingerire quantità di cibo elevate e sbagliate che causano malattie croniche e mortali. Infatti, il consumo eccessivo di cibo, specialmente se squilibrato, è un fattore di rischio significativo che può accorciare la vita e compromettere gravemente la qualità della salute. La scienza ha stabilito una correlazione diretta tra l’eccesso di cibo e l’insorgenza di numerose patologie croniche, che sono le principali cause di morte prematura nel mondo occidentale, in primis le malattie cardiovascolari, il diabete di tipo 2, i tumori e le malattie neurodegenerative. L’ideale sarebbe che ognuno potesse spegnersi con dignità, avendo condotto una vita consapevole pur non rinunciando a qualche sgarro. D’altronde ognuno è libero di pensare a suo modo. Lasciamo che la scienza faccia i suoi progressi, ma teniamo alta la bandiera etica nel rispetto di Madre Natura.
Possiamo, infine, anche fare riferimento alle culture orientali, in primis quella giapponese, che dispensa consigli utili quando parliamo di “lunga vita”, come ci spiega Kaoru Chiyo della Bottega Giapponese Kao’s a Siena: “In Giappone la longevità nasce dall’ikigai e dalla salute dell’intestino con fermentati, fibre e tè verde per vivere non solo più a lungo ma meglio. L’attenzione, quindi, va posta al proprio scopo di vita, alle relazioni e alle attività quotidiane. Non solo anni in più, ma giorni pieni di significato”.
Il parere del dottor Matteo Nucci, farmacista presso Farmacia Gori a Siena.
Secondo alcuni scienziati, il primo essere umano destinato a vivere 150 anni è già nato. Potrebbe attraversare epoche osservando il progresso dell’umanità, apprendere conoscenze profonde, coltivare passioni e relazioni, reinventandosi più volte nel tempo. Ma cosa accadrebbe se perdesse la motivazione, se la salute non lo sostenesse fino alla fine e se sopravvivesse a tutti i suoi affetti? In questo scenario, mi chiedo se la longevità sia sempre da considerarsi un privilegio per l’essere umano. Quando ci penso, mi tornano alla mente le parole di Rita Levi Montalcini: “Meglio aggiungere vita ai giorni, che giorni alla vita”.
Tempi nuovi: il ciclo di vita si riscrive. – Il parere della dott.ssa Claudia Martorano, psicoterapeuta a Siena
“Viviamo più a lungo, ma non sempre la durata va di pari passo con la qualità. Le tappe del ciclo di vita si sono spostate in avanti: la coppia quando si forma lo fa più tardi, il primo figlio arriva oltre i 35 anni, l’adolescenza dura molto a lungo. I riti di passaggio come matrimonio, lavoro stabile, uscita di casa, sono più fluidi, meno codificati e le fasi della vita più incerte. Al centro, la cosiddetta “generazione sandwich”, adulti compressi tra genitori longevi da accudire e figli ancora da sostenere. In questo tempo dilatato, che talvolta sfugge o schiaccia, è essenziale rinegoziare priorità, recuperare spazi di desiderio e cura di sé. In generale, quando parlo di tempo, invito a non sprecarlo rimandando sogni, progetti, scelte, ma anche riposo, piacere, leggerezza. Rinunciare a vivere pienamente, è tra i sensi di colpa più dolorosi che potremmo trovarci a riconoscere.”