In questo preciso istante, mentre i tuoi occhi scorrono queste righe, fermati un attimo e chiediti come stai davvero. Osserva la posizione in cui ti trovi: sei comodamente a tuo agio o c’è una sottile tensione che attraversa le spalle? La mandibola è morbida o la stai stringendo senza accorgertene? E gli abiti che indossi, come li senti sulla pelle: ti lasciano respirare o ti costringono? Gli abiti che hai scelto di indossare oggi ti fanno sentire bene o provi disagio, addirittura malessere?
Molto spesso ci abituiamo a vivere in uno stato di perenne contrazione. È come camminare ogni giorno con scarpe troppo strette: finiamo per adattarci alla compressione, alla fretta, alle aspettative altrui e al rumore di fondo del quotidiano. Siamo stati educati a credere che per valere o per ottenere qualcosa si debba sempre sforzarsi, resistere, rimanere tesi. Rincorriamo un’idea di prestazione o di conformità che ci porta lontanissimi da ciò che sentiamo davvero, fino a dimenticare cosa significhi semplicemente stare bene. Ma esiste una via diversa ed è una strada che non passa attraverso lo sforzo ma attraverso il ritorno a casa. Una via che non ci chiede di correggerci, di “aggiustarci” o di performare, ma ci invita a ritrovare chi siamo davvero e, semplicemente, accomodarci lì.
Tutto inizia nel momento in cui decidiamo che il tempo dedicato a noi stessi non è un lusso, un premio da concedersi se avanza un ritaglio di giornata o un senso di colpa da tacitare. Ritagliarsi uno spazio di ascolto è un atto di responsabilità profonda e una vera e propria priorità per la nostra salute. Quando mettiamo al centro la cura di noi stessi, l’intero mondo intorno a noi cambia colore e la nostra energia torna a fluire. Nella pratica dello Yoga e dello Shiatsu, questo spazio sacro prende forma attraverso il corpo e il respiro. Sul tappetino o sul futon non c’è una forma perfetta da esibire né un “corpo rotto” da riparare. Lo Yoga ci insegna ad accogliere le nostre rigidità senza fare loro la guerra, usando il respiro come un’ancora per rimanere comodi anche di fronte alle sfide. Allo stesso modo, lo Shiatsu non forza i nodi né invade, ma offre una presenza stabile, rilassata e priva di giudizio. Quando il corpo comprende che non deve più difendersi, smette di contrarsi e ritrova spontaneamente il suo naturale equilibrio. C’è una trappola frequente in cui rischiamo di cadere: pensare di poter praticare l’ascolto solo quando ci sentiamo già bene, tranquilli e in pace. In realtà, è proprio nei momenti di disagio, stanchezza o dolore che il corpo e la mente hanno più bisogno della nostra presenza. Nella nostra professione ci capita spesso di sentire persone che dicono: “Nei momenti di confusione o malessere, non riesco proprio a fermarmi e ad ascoltare, a meditare. Sento troppa irrequietezza, il corpo è contratto e la mente non tace”.
Cosa possiamo fare, allora, quando l’ascolto sembra impossibile?
Intanto, riconoscere e rispettare la propria criticità: non dobbiamo forzarci affinché vada “ tutto bene” per forza. Se in un momento di confusione stare fermi sul tappetino o in meditazione genera ansia, va bene così. Accettare che in quel momento siamo a disagio è già il primo passo per ammorbidire la tensione. Nei momenti no l’ascolto può durare anche solo tre respiri profondi. Portare semplicemente una mano sul petto o sulla pancia e sentire il ritmo del proprio fiato, senza voler cambiare nulla, invia un segnale di sicurezza al sistema nervoso. Se il corpo è contratto, non sforziamoci di rilassarlo con la testa.
Cerchiamo piuttosto la risposta a una domanda semplicissima: “In questo momento, di cosa ho davvero bisogno per sentirmi un millimetro più comoda/o?”. Può essere allentare la presa di un indumento, bere un sorso d’acqua, sdraiarsi a terra o semplicemente chiudere gli occhi per un minuto. Accorgersi di una tensione, di un abito che stringe o di una situazione che ci affatica è il primo segnale che l’energia contratta chiede di tornare a scorrere. Imparare a stare comodi sul tappetino o sul futon ci dona la forza e l’audacia di portare questa stessa cura nella vita di tutti i giorni. Significa iniziare a scegliere vestiti che facciano respirare la pelle anziché seguire trend scomodi; significa darsi il permesso di rallentare quando la stanchezza chiama; significa imparare a dire dei “no” saggi per proteggere i nostri confini e la nostra serenità. Mettersi a proprio agio nella propria vita non è un atto di egoismo, ma un gesto di profondo amore e rispetto verso se stessi. È la scelta quotidiana di smettere di farsi la guerra, abbandonare la pretesa di essere diversi da ciò che siamo e scoprire la bellezza di abitare, finalmente, il presente. È questa una metafora di una forza più importante: la nostra volontà di sentirci a casa, dentro di noi.
di Cinzia Fabbrizzi, insegnante yoga e operatrice shiatsu e Marianna Alicino, operatrice shiatsu e giornalista